Il 17 e 18 ottobre 2026, alla Masseria Recupa di Scardinale, a Gravina in Puglia, studiosi, allevatori, istituzioni e operatori del territorio si sono incontrati per riflettere sul futuro della pastorizia e sul suo ruolo nella tutela della biodiversità, del paesaggio e delle comunità rurali.
L’iniziativa, dal titolo “Il pastoralismo nei territori del Parco Nazionale dell’Alta Murgia – Murgia Geopark”, è stata promossa dall’associazione Laverdevia, appartenente al network internazionale Cerealia, nell’ambito delle iniziative dedicate all’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori 2026.
Due giornate intense, che hanno permesso di guardare alla pastorizia da prospettive differenti ma strettamente collegate: quella scientifica e ambientale, quella economica e produttiva, quella storica e culturale e, soprattutto, quella di chi ogni giorno vive e lavora con gli animali sul territorio.
Il messaggio emerso con maggiore forza è chiaro: la pastorizia non è soltanto una tradizione da ricordare, ma un’attività essenziale per il presente e per il futuro dell’Alta Murgia.
Sabato 17 ottobre: la voce della ricerca e degli allevatori
La prima giornata si è aperta con l’intervento di Rocco Sorino, dell’Università degli Studi di Bari, dal titolo “Il pastore: ingegnere di biodiversità”.
Sorino ha illustrato come il pascolamento estensivo contribuisca al mantenimento delle praterie e degli habitat aperti, favorendo la presenza di numerose specie vegetali e animali. Il pastore, attraverso la gestione quotidiana del gregge, svolge dunque una funzione ecologica fondamentale, spesso poco riconosciuta.
È seguita una tavola rotonda, introdotta e moderata dalla professoressa Elena Ciani, dell’Università degli Studi di Bari, dedicata alle problematiche e alle prospettive del pastoralismo contemporaneo.
La professoressa Elena Ciani ha illustrato per conto di Isabella Pisano, che non ha potuto intervenire, il rapporto tra lana e bioeconomia circolare, evidenziando le opportunità di trasformare una risorsa oggi spesso considerata un costo di smaltimento in una materia prima capace di generare valore economico e ambientale.
Il professor Vincenzo Landi ha affrontato il tema della biodiversità genetica e della conservazione delle razze ovine dell’Alta Murgia, sottolineando l’importanza di preservare un patrimonio zootecnico strettamente legato alla storia e alle caratteristiche ambientali del territorio.
L’intervento di Filippo Clemente, imprenditore e fondatore dell’associazione Pecore Attive, ha portato l’attenzione sulle possibilità di recupero e valorizzazione della lana, anche attraverso nuove applicazioni e sperimentazioni, tra cui il suo utilizzo in prodotti destinati all’agricoltura.
Particolarmente significative sono state le testimonianze degli allevatori Gaetano Mastrogiacomo, di Gravina in Puglia, e Maria Antonietta Scalera, di Altamura, che hanno raccontato il lavoro quotidiano, le difficoltà burocratiche, i costi di gestione, la fatica di mantenere vive le aziende e il valore delle conoscenze tramandate attraverso le generazioni.
Il professor Luigi Tedone, dell’Università degli Studi di Bari, ha contribuito al confronto sulle prospettive agronomiche e produttive del settore.
La giornata si è conclusa con le considerazioni di Nicola Loizzo, commissario del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, che ha richiamato l’importanza di valorizzare le produzioni casearie del territorio, rafforzare il legame tra prodotti e identità murgiana e costruire una collaborazione più strutturata tra il Parco e il mondo pastorale.
È proprio da questo confronto che ha preso forma una delle proposte più importanti della manifestazione: la creazione di un organismo tecnico permanente dedicato al pastoralismo.
Domenica 18 ottobre: dal patrimonio bioculturale alle prospettive future
La seconda giornata si è aperta con l’accoglienza dei partecipanti e la visita agli alberi monumentali presenti nella masseria, un’occasione per osservare direttamente il patrimonio naturale del territorio.
Il convegno, introdotto da Vincenzo Coppa, presidente di Laverdevia, ha ripreso le riflessioni della giornata precedente, anche ricordando l’importante contributo del commissario Nicola Loizzo.
La professoressa Letizia Bindi, dell’Università degli Studi del Molise, ha presentato una riflessione dal titolo “Guardiani di futuro: pastorizia, custodia territoriale e patrimonio bioculturale”.
Il suo intervento ha evidenziato come la pastorizia rappresenti un intreccio inscindibile di ambiente, cultura, conoscenze e relazioni sociali. Tra i temi affrontati, il ricambio generazionale, la nascita di nuove figure di pastori, la necessità di percorsi formativi, le difficoltà amministrative, i cambiamenti climatici e la convivenza con i grandi predatori.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle opportunità offerte dalle tecnologie digitali, dal turismo esperienziale e dal riconoscimento economico dei servizi ecosistemici svolti dagli allevatori.
Il professor Marcello Mastrorilli, dell’Accademia dei Georgofili, ha illustrato le caratteristiche dei “Pascoli murgiani”: ambienti difficili dal punto di vista agronomico, segnati dalla scarsità d’acqua e dalla ridotta fertilità dei suoli, ma straordinariamente ricchi di biodiversità. Il suo contributo ha mostrato quanto sia importante conoscere le specie vegetali spontanee e le dinamiche ecologiche per gestire correttamente queste praterie.
La ricercatrice Laura D’Andrea, del CREA, ha accompagnato i partecipanti in un viaggio nel paesaggio del Gargano con l’intervento “I segni dei pastori nell’ambiente: il caso del Gargano”. Attraverso cartografie storiche, terrazzamenti, muri a secco, eremi e antichi percorsi, ha ricostruito il rapporto tra attività pastorali, agricoltura e trasformazioni del territorio, evidenziando l’importanza della manutenzione del paesaggio anche per la prevenzione del rischio idrogeologico.
La dottoressa Elisabetta Luppotto ha infine raccontato la storia delle comunità Walser delle Alpi, offrendo una prospettiva diversa e complementare sul rapporto tra pastoralismo, migrazioni, adattamento all’ambiente e patrimonio culturale. Un racconto fatto di architetture tradizionali, lingue, pratiche di allevamento, saperi artigianali e rituali ancora oggi custoditi dalle comunità montane.
Un risultato concreto: verso un Osservatorio permanente sul pastoralismo
Uno dei risultati più significativi della due giorni è stato il confronto sulla proposta di istituire un Osservatorio permanente sul pastoralismo, in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Alta Murgia.
La proposta, ripresa da Rocco Sorino nelle conclusioni, nasce dalla consapevolezza che la tutela degli habitat naturali e il futuro della pastorizia non possono essere affrontati separatamente.
L’obiettivo è costruire un gruppo di lavoro multidisciplinare che riunisca allevatori, ricercatori, agronomi, veterinari, naturalisti e rappresentanti delle istituzioni, per individuare soluzioni condivise alle principali criticità del settore.
Tra i possibili ambiti di intervento figurano la gestione sostenibile dei pascoli, il monitoraggio della biodiversità, la conservazione delle razze locali, la prevenzione delle predazioni, la formazione dei giovani allevatori e la valorizzazione delle produzioni pastorali.
Si tratta di un percorso da sviluppare e formalizzare, ma il confronto ha posto le basi per trasformare le riflessioni emerse durante l’incontro in una collaborazione continuativa.
Le conclusioni: custodire il territorio significa dare futuro alla pastorizia
Le due giornate hanno restituito un’immagine del pastoralismo lontana dagli stereotipi.
Il pastore non è soltanto il custode di un mestiere antico. È un conoscitore del territorio, un protagonista della conservazione degli ambienti aperti, un presidio delle aree rurali e una figura fondamentale per la trasmissione di saperi che oggi possono contribuire ad affrontare sfide globali come la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico e l’abbandono delle aree interne.
È emersa, allo stesso tempo, la necessità di non limitarsi a celebrare il valore della pastorizia, ma di creare le condizioni perché possa continuare a esistere: meno ostacoli burocratici, maggiore attenzione alla sostenibilità economica delle aziende, formazione, innovazione, riconoscimento dei servizi ambientali e un dialogo costante tra allevatori e istituzioni.
Per Laverdevia, questo incontro rappresenta una tappa importante di un percorso che vuole mettere in relazione ricerca scientifica, cultura, comunità locali e istituzioni, affinché il patrimonio pastorale dell’Alta Murgia sia riconosciuto, sostenuto e trasmesso alle nuove generazioni.
Il ringraziamento va a tutti i relatori, agli allevatori che hanno condiviso le proprie esperienze, al Parco Nazionale dell’Alta Murgia, ai partecipanti e a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa.
Perché difendere la pastorizia significa difendere la biodiversità, il paesaggio e la possibilità stessa di immaginare un futuro vivo e sostenibile per l’Alta Murgia.











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