Il volume presentato “Storia dell’Urbs Gravina” di Fedele Raguso e Marisa D’Agostino. e la discussione che ne è seguita grazie alla moderatrice Prof.ssa Anna Gervasio mettono in luce l’importanza del territorio di Gravina nella storia della Puglia contemporanea.
La narrazione parte dal valore degli archivi e delle fonti documentarie, sottolineando il legame tra ricerca storica e didattica. Gli studiosi e i docenti coinvolti con l’aiuto della prof.ssa Anna Gervasio hanno evidenziato la necessità di formare le nuove generazioni alla conoscenza critica del passato, affinché la ricerca non resti confinata in ambiti specialistici.
Si è passati poi all’analisi del ruolo storico di Gravina, dalla toponomastica antica fino alla perdita e al mancato recupero del titolo di città. L’approfondimento storico ha messo in evidenza il peso che hanno avuto le dominazioni bizantine, longobarde e normanne, nonché la centralità sotto Federico II, che rese Gravina sede delle Assise della Curia Imperiale.
Ampio spazio è dedicato alla capacità della città di integrare altre popolazioni, come gli Albanesi e i discendenti di Scanderbeg, che portarono competenze e prestigio. La città è descritta come un crocevia di culture e contaminazioni, non come realtà chiusa.
Il Novecento viene presentato come periodo di vitalità culturale e intellettuale, favorita dalle scuole e dalla stampa locale, ma anche segnata da difficoltà economiche e conflitti politici.
L’impegno per la formazione rimane un filo conduttore.
Un capitolo rilevante è quello sul patrimonio monumentale, bibliotecario e archeologico: la cattedrale, la chiesa del Purgatorio, la Biblioteca Cennini- Finia, l’habitat rupestre e le aree archeologiche. Questi beni rappresentano una ricchezza che necessita di essere messa in rete e valorizzata. Si ricorda anche il tentativo degli anni 2005-6 di includere Gravina nel percorso UNESCO insieme a Matera.
Nel presente, la riflessione si e’ concentrata sul valore simbolico e identitario del titolo di città e sulla candidatura a Capitale della Cultura 2028. Gli oratori insistono sull’urgenza di un cambiamento di mentalità: Gravina deve puntare sull’agricoltura sostenibile, la ricerca scientifica, i prodotti tipici e la valorizzazione del paesaggio e dei monumenti, come è accaduto per il ponte acquedotto.
L’esempio del barone Santomasi viene proposto come modello di visione lungimirante, basata su identità e dignità, che conserva ancora una forte modernità.
In sintesi, il dibattito mette in evidenza che la storia di Gravina non è soltanto memoria del passato, ma risorsa per il futuro: un patrimonio culturale e agricolo che, se unito a un progetto condiviso e lungimirante, può ridare centralità alla città e rafforzare il senso di appartenenza della comunità.






































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