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Relazione dell’incontro: “Sui passi della Resistenza”


    Domenica 24 maggio si è svolto l’incontro “Sui passi della Resistenza” in un clima conviviale e culturale, secondo la formula dei “pranzi con-scene” e dei “pranzi letterari”, che uniscono il momento della condivisione del cibo all’approfondimento storico, civile e letterario. Il tema centrale della giornata è stato il significato della Resistenza antifascista, con particolare attenzione al contributo delle donne e alla narrazione femminile della lotta di liberazione.

    L’evento è stato organizzato dall’associazione Zefiro in collaborazione con Laverdevia.

    Introduzione e significato dell’iniziativa

    L’apertura dell’incontro a cura di Francesco Minervini, anima della giornata, ha posto l’accento sulla distanza generazionale che separa le nuove generazioni dall’esperienza concreta di chi visse la dittatura fascista e la guerra. È stato sottolineato come oggi giovani e adulti fatichino a comprendere cosa abbia significato, ottant’anni fa, scegliere di opporsi al fascismo, rischiando la propria vita per dire “no” alla violenza, all’ingiustizia e all’oppressione.

    L’iniziativa è stata presentata come un’occasione per riflettere sulla semplicità dei mezzi con cui tante persone comuni riuscirono a resistere allo strapotere fascista. E’ stato ricordato come la masseria esprima una “dimensione diversa del mondo”, capace di favorire riflessione, lentezza e ascolto.

    La storia della masseria e il legame con la memoria della Resistenza

    È stata ricostruita la storia della masseria che ospitava l’evento, luogo antico e profondamente radicato nel territorio. Dalle ricerche effettuate emerge che la proprietà appartenne ai domenicani di Irsina e successivamente alle monache di Santa Sofia di Gravina, fino all’esproprio ottocentesco e all’acquisizione da parte della famiglia Scardinale.

    Particolare rilievo è stato dato alla volontà di preservare la struttura come esempio di architettura rurale vincolata dalla Soprintendenza, grazie all’impegno dell’attuale proprietaria. Chiara Amati

    Nel corso dell’intervento è emersa una vicenda significativa legata alla Resistenza: quella di Carmelina Lori, giovane studentessa fiorentina rifugiatasi nella masseria durante la guerra. Attraverso il racconto della sua esperienza e del libro autobiografico “Il vento nel Pomario” edito da Franco Casati, è stata ricostruita una storia che intreccia la vita privata, la guerra e la lotta antifascista.

    Grande spazio è stato dedicato anche alla figura del padre di Carmelina, Giovan Battista Mazzarisi magistrato e direttore del carcere delle Murate di Firenze, riconosciuto tra i “Giusti” per essersi opposto al trasferimento dei suoi prigionieri non volendo do che cadessero nelle mani dei nazifascisti aiutato proprio durante il regime fascista.

    La storia della masseria è stata così presentata come intimamente connessa alle vicende della Resistenza e della solidarietà umana.

    Presentazione del libro

    Scritture partigiane

    Il nucleo centrale dell’incontro è stato dedicato alla presentazione del saggio Scritture partigiane. La Resistenza nella letteratura d’autrice di Anna Chiara Biancardino, docente e studiosa di letteratura femminile e narrativa resistenziale.

    A causa dell’assenza dell’autrice per motivi di salute, l’intervento è stato condotto da Chiara Lacirignola, che ha illustrato i temi principali del volume.

    Perché parlare ancora oggi di Resistenza

    Uno dei primi interrogativi affrontati è stato il senso attuale del parlare di Resistenza, soprattutto attraverso lo sguardo delle donne.

    È stato evidenziato come la Resistenza non debba essere considerata un patrimonio nostalgico o divisivo, ma un elemento fondamentale della democrazia contemporanea e uno strumento per comprendere i nuovi autoritarismi presenti nel mondo.

    Secondo la prospettiva proposta nel libro, il ritorno di fenomeni assimilabili ai fascismi contemporanei rende necessario mantenere viva l’attenzione sui processi storici e culturali che portarono alla dittatura.

    La specificità dello sguardo femminile sulla Resistenza

    L’intervento ha approfondito le caratteristiche della narrativa resistenziale femminile, distinguendola dalla memorialistica maschile.

    Secondo l’autrice, le donne che parteciparono alla Resistenza e successivamente ne scrissero:

    • non si limitarono a tramandare la memoria dei fatti;
    • offrirono una rilettura critica dell’esperienza resistenziale;
    • denunciarono le disuguaglianze di genere;
    • mostrarono la complessità morale della guerra e della lotta partigiana.

    La partecipazione femminile alla Resistenza è stata descritta come una “lotta nella lotta”: oltre alla liberazione politica dal nazifascismo, le donne intrapresero anche un percorso di emancipazione personale e collettiva.

    I modelli femminili della Resistenza

    Sono stati illustrati alcuni archetipi ricorrenti nella narrativa resistenziale d’autrice.

    La staffetta partigiana

    Figura simbolica della Resistenza femminile, la staffetta utilizzava spesso la propria invisibilità sociale e i cliché imposti dal modello femminile fascista per sfuggire ai controlli.

    È stata citata Teresa Mattei, che ricordava ironicamente di aver messo il rossetto una sola volta nella vita “per portare una bomba”.

    La “mater dolorosa”

    Altro modello centrale è quello della donna spinta alla Resistenza da un lutto personale: una madre, moglie o sorella che perde un familiare e trasforma il dolore in impegno.

    In questo quadro la maternità assume un significato universale:
    non solo cura del proprio figlio, ma assistenza e protezione verso l’intera comunità partigiana.

    La sorellanza

    Particolare rilievo è stato dato al concetto di “sorellanza”, intesa come costruzione di legami fondati sulla condivisione di ideali e valori più che sul sangue.

    La Resistenza viene così interpretata anche come esperienza di costruzione di nuove comunità umane e affettive.

    Differenze tra scrittura maschile e femminile sulla Resistenza

    Secondo l’analisi presentata, la scrittura femminile sulla Resistenza si distingue per alcuni tratti specifici:

    1. Demitizzazione dell’eroismo

    Le autrici evitano la glorificazione epica della guerra partigiana e raccontano invece:

    • la quotidianità;
    • la paura;
    • la cura;
    • gli aspetti domestici e umani della lotta.

    2. Visione antropologica del fascismo

    Il fascismo non viene visto soltanto come fenomeno storico, ma come una possibile degenerazione della natura umana.

    Per questo motivo le autrici mettono in guardia sul rischio che certe dinamiche possano ripetersi.

    3. Complessità del nemico

    A differenza della narrativa più manichea, nelle opere femminili il nemico non è rappresentato come assolutamente malvagio, ma come figura complessa, spesso anch’essa vittima della storia.

    4. Centralità dei valori rispetto all’io narrante

    Le scrittrici tendono a mettere in secondo piano sé stesse per lasciare spazio ai valori collettivi della Resistenza:
    solidarietà, dignità, libertà, giustizia.

    La Resistenza e l’emancipazione femminile

    È stato evidenziato come l’esperienza resistenziale abbia rappresentato per molte donne un momento decisivo di presa di coscienza.

    Dopo la guerra, molte tornarono ai ruoli tradizionali di contadine, operaie o casalinghe, ma con una nuova consapevolezza del proprio valore e del proprio diritto alla partecipazione pubblica.

    È stato inoltre ricordato che il 2026 segna l’ottantesimo anniversario del voto alle donne in Italia, collegando così la memoria della Resistenza alle conquiste democratiche femminili.

    Le storie della Resistenza barese

    Nella parte finale dell’incontro sono state ricordate numerose figure locali legate all’antifascismo e alla Resistenza.

    Tra queste:

    • Franca Fiore;
    • Rosa Cifarelli;
    • Rita Majerotti;
    • Maria Santamato.

    Particolarmente toccante il racconto di Maria Santamato, staffetta partigiana barese che nel 1944 attraversò l’Italia incinta di otto mesi e mezzo per consegnare un messaggio ai partigiani sul Carso, mantenendo il segreto per tutta la vita.

    Sono state ricordate anche storie di solidarietà e salvataggio di soldati ed ebrei perseguitati, come quella dell’ostetrica Amelia di Ruvo che nascose soldati italiani sotto il pavimento della propria casa a Durazzo.

    Proposta finale: un archivio digitale della memoria

    In conclusione è stata avanzata la proposta di creare un portale pubblico dedicato alla memoria della Resistenza barese e pugliese, raccogliendo testimonianze, racconti familiari, documenti e storie locali.

    L’obiettivo sarebbe quello di:

    • conservare la memoria delle persone comuni che si opposero al fascismo;
    • mettere a disposizione materiali per scuole e cittadini;
    • valorizzare storie spesso rimaste nell’ombra.

    La proposta è stata accolta come un possibile progetto collettivo capace di trasformare la memoria privata in patrimonio condiviso.

    l’incontro si è concluso con la lettura di poesie sul tema della resistenza e con l’ascolto delle canzoni popolari della resistenza ad opera di Remigio Furlanut e Enzo Granella tra cui non poteva mancare Bella Ciao inno alla lotta per la ricerca della libertà.

    Significato di Resistenza oggi

    L’incontro ha rappresentato un momento di riflessione storica, civile e culturale sul significato della Resistenza e sull’importanza della memoria.

    Particolare forza è emersa dall’idea della Resistenza come pratica quotidiana e umana, fatta non solo di armi e battaglie, ma anche di cura, solidarietà, relazioni e responsabilità morale.

    Il contributo delle donne è stato restituito nella sua complessità e profondità, mostrando come la lotta antifascista abbia costituito anche un percorso di emancipazione personale e collettiva.

    Il messaggio conclusivo emerso dagli interventi è che “resistere” non appartiene soltanto al passato, ma resta una scelta etica e civile ancora necessaria nel presente.

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